«La politica di sicurezza è un compito comune per eccellenza»
In un contesto internazionale caratterizzato da crescenti minacce e instabilità, la Svizzera ha istituito la Segreteria di Stato della politica di sicurezza (SEPOS). Intervistiamo il suo direttore, Markus Mäder.
La sicurezza è diventata un aspetto strategico anche per un Paese neutrale come la Svizzera. In questo contesto geopolitico, quali sono le principali sfide che la politica di sicurezza svizzera deve affrontare?
Nel quadro geopolitico ci troviamo di fronte a una fase di grande cambiamento con conseguenze che interessano anche il campo strategico della Svizzera. A livello regionale, la guerra d’aggressione della Russia contro l’Ucraina rappresenta la sfida più immediata dal punto di vista della politica di sicurezza. L’aggressione russa contro uno stato limitrofo sovrano è una violazione del diritto internazionale, in particolare della Carta dell’ONU, e destabilizza l’intero ordine di pace e sicurezza dell’Europa. Appare evidente che la tendenza a imporre i propri interessi attraverso la forza militare torna a crescere: una svolta che molti non ritenevano possibile dopo decenni di pace nel nostro continente, quanto meno nel contesto europeo.
Oltre ai fatti concreti che interessano l’Ucraina, osserviamo anche l’intensificarsi di una strategia ibrida della Russia nei confronti dell’Europa, in cui il conflitto assume la forma delle campagne di disinformazione, degli attacchi cibernetici, delle attività di spionaggio e dei sabotaggi. A essere colpiti sono in particolare gli Stati che sostengono l’Ucraina con aiuti militari. Tuttavia, lo spazio informativo e cibernetico non è risparmiato in questo contesto: sia come teatro, che come obiettivo delle azioni. Il confine tra pace e conflitto armato si fa sempre più flebile e sfocato.
Anche a livello globale assistiamo a evoluzioni preoccupanti: le tensioni si acuiscono in tutto il mondo fino a sfociare in nuovi conflitti, che si tratti di competizione sistemica tra grandi potenze o di conflitti diretti tra potenze regionali all’interno degli Stati. L’ordine internazionale basato sul diritto e il suo sistema di sicurezza collettiva, sorti sulle macerie della Seconda guerra mondiale al fine di impedire altri conflitti, mostrano segnali di progressiva erosione. I meccanismi multilaterali per la risoluzione dei conflitti e gli accordi internazionali, come quelli sul controllo degli armamenti, perdono efficacia e supporto. È in corso una lotta per definire gli equilibri internazionali di domani, in cui si contrappongono idee divergenti di ordine mondiale. Semplificando possiamo dire che l’interesse degli Stati liberaldemocratici consiste nel conservare l’attuale ordine basato sul diritto internazionale, mentre un gruppo di potenze autoritarie auspica che quest’ordine sia rivisto a proprio favore e alcuni altri Stati puntano quanto meno a una riforma delle «regole» vigenti. Il riorientamento della politica estera e di sicurezza americana avviato da Trump 2.0 indebolisce ulteriormente questo ordine internazionale, con ripercussioni fondamentali anche sulle relazioni transatlantiche e sulla sicurezza europea, che toccano direttamente anche la Svizzera.
Allo stesso tempo, però, non possiamo dimenticare che la nostra sicurezza è minacciata anche da fenomeni di violenza e attori non statali come il terrorismo, l’estremismo violento e la criminalità organizzata. A ciò si aggiunge poi il cambiamento climatico, che alimenta i conflitti in generale, perché acuisce la scarsità delle risorse, la povertà e la migrazione, quindi intensifica i rischi per la sicurezza.
Sono convinto che la risposta alle diverse sfaccettature e alla complessità delle minacce attuali risieda nell’azione congiunta delle nostre capacità di difesa e risposta civili e militari che devono essere ulteriormente potenziate e sviluppate. In ultima analisi, la forza della politica di sicurezza del nostro Paese è data dall’unione delle forze di tutte le figure coinvolte.
Spesso la sicurezza nazionale è data da una combinazione di strumenti civili e militari. È ancora così per la Svizzera?
La politica di sicurezza è un compito comune per eccellenza. Oggi, per rispondere alle complesse minacce che dobbiamo affrontare, non possiamo affidarci all’azione di strumenti singoli, ma alla loro concertazione: militare e civile, federale e cantonale, ma in alcuni casi anche cooperazione tra pubblico e privato.
Credo che i conflitti ibridi siano un esempio fondamentale: la Svizzera è già oggetto di attacchi cibernetici, spionaggio, disinformazione e tentativi di aggirare le sanzioni. Ogni giorno molte persone che appartengono a ogni livello statale lavorano per individuare e respingere questi attacchi e lo fanno con mezzi civili e militari. I servizi delle attività informative contrastano la disinformazione, ma la protezione e la resilienza della Svizzera dipendono anche da altri fattori: media funzionanti, comunicazione del Governo e formazione politica della popolazione.
Sono convinto che la risposta alle diverse sfaccettature e alla complessità delle minacce attuali risieda nell’azione congiunta delle nostre capacità di difesa e risposta civili e militari che devono essere ulteriormente potenziate e sviluppate. In ultima analisi, la forza della politica di sicurezza del nostro Paese è data dall’unione delle forze di tutte le figure coinvolte. Per la Confederazione questo è un approccio consolidato, un punto di forza che dobbiamo conservare e far crescere.
Che cosa sarà sempre più decisivo per la sicurezza e il benessere del nostro Paese?
Sarà decisivo comprendere la sicurezza come un compito comune di tutto lo Stato e di tutta la società per rispondere a una vasta gamma di minacce che si sommano, si sovrappongono e a volte sono anche diffuse. È fondamentale prendere decisioni tempestive e strategiche, imparare a riconoscere precocemente e a valutare le molteplici forme assunte dalla pressione politica prima al di sotto della soglia del conflitto armato, quelle in cui l’aggressore punta innanzitutto a minare la coesione sociale e a paralizzare lo Stato. Al contempo, nonostante la forte logica della minaccia che abbiamo di fronte, è altrettanto importante conservare quella flessibilità mentale che consente di riconoscere e sfruttare le opportunità che si celano anche dietro alle crisi e ai grandi cambiamenti.
Ulteriori informazioni sulle attività del SEPOS
Aggiuntivi
Folio 2025 – Per una Svizzera sicura
La sicurezza va ben oltre il campo militare. Comprende tematiche molto diverse tra loro, tra cui la prevenzione dei pericoli naturali, la gestione e lo sfruttamento sostenibile delle risorse, la garanzia della proprietà fondiaria, la stabilità delle infrastrutture e l'informazione della popolazione. In tutti questi ambiti, i geodati svolgono un ruolo chiave.


